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Labaro
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top
Il mwbqlabaro era una insegna militare romana (un mwbgmwbwvexillum), che veniva utilizzata solo quando l'imperatore si trovava con l'esercito. Era costituito da un drappo quadrato, color porpora e con una frangia d'oro, attaccato a una lancia o a una lunga picca dorata per mezzo di una piccola asta trasversale. Sul drappo anticamente sarebbe stata ricamata con fili d'oro o dipinta un'aquila, simbolo di mwcaGiove.
Contents
• Storia
• Araldica
• Note
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Storia
Sembra che il labaro sia stato utilizzato sin dall'epoca dell'imperatore mwhgAdriano. Le origini del nome sono incerte, ma l'etimologia più diffusa lo collega alla parola mwhwlaurum ("mwiaalloro"), simbolo di trionfo. Secondo altri, invece, la parola ha origine celtica, affine al basco mwiqlauburu. Il nome e lo stendardo sarebbero stati portati a Roma dai cavalieri mwigcantabrici al servizio di Roma. L'unico fatto certo è che già nel mwiwII secolo alcuni autori latini menzionano delle insegne militari, il mwjavexillum e il mwjqcantabrum, costituite da una lunga picca dorata e da un'asta trasversale, proprio come il labaro imperialecite-ref-1[1].
Quando mwkwCostantino il Grande abbandonò il paganesimo, modificò il labaro sostituendo l'aquila di Giove con il mwlamonogramma di Cristo Chi-Rho. Cinquanta uomini delle sue truppe scelte (mwlqIpaspisti ovvero scudieri) vennero specificamente incaricati di montare la guardia al labaro e portarlo in testa all'esercitocite-ref-2[2].
Diverse tipologie di labaro sono riportate nelle monete coniate da Costantino. Esse differiscono per la posizione del Chi-Rho, che può essere riprodotto sul drappo oppure circondato da una corona e attaccato al braccio superiore della croce. Sull'asta del labaro o sopra il drappo si trovavano anche medaglioni con il ritratto dell'imperatore e dei suoi figli. Secondo la mwmwVita di Costantino di mwnaEusebio di Cesarea, che fu uno stretto collaboratore di Costantino negli ultimi anni della vita di entrambi, il ritratto dell'imperatore si trovava sulla metà superiore del drappo, mentre sulla metà inferiore era disegnata una croce. Il Chi- Rho, invece, era attaccato al braccio superiore della crocecite-ref-3[3].
Il labaro, così modificato, fu da allora utilizzato da tutti gli imperatori cristiani romani o bizantini sino alla caduta di Costantinopoli.
Uso attuale
Oggi la parola labaro indica qualunque insegna, di ente o associazione, pendente da un'asta orizzontale come il labaro di Costantino. In mwpaMassoneria è in uso presso le Logge per indicarne l'emblema, l'Oriente d'appartenenza ed il titolo distintivo.cite-ref-4[4]
Araldica
Anche in araldica il nome mwrgLabaro di Costantino viene utilizzato per indicare il monogramma di Cristo, per il quale, però, è utilizzato anche il nome più corretto mwrwCroce di Costantino. Il termine mwsaLabaro di Costantino dovrebbe essere riservato ai casi in cui lo scudo è caricato con la rappresentazione di tutto lo stendardo (asta e monogramma almeno). Con il nome di mwsqlabaro cantabrico si intende invece uno stendardo moderno che pretende di imitare l'antico mwsgcantabrum. Lo stemma è di rosso (come la porpora imperiale) ed è caricato di un mwswLábaro, un disegno celtico simile alla croce di Sant'Andrea. Non ci sono, tuttavia, fonti storiche che permettano di affermare che i cantabri utilizzavano insegne rosse, né che esse erano caricate con questo motivo iconografico.
Esempi di labari
Note
cite-note-11. ↑ Ne parlano per affermare ironicamente che i pagani, che veneravano le proprie insegne militari, di fatto adoravano delle croci coperte da un vestito. Cfr. mwzgTertulliano, mwzwApologeticus adversus gentiles pro christianis, Pars IV, cap. XVI, 8 (mwaaSiphara illa vexillorum et cantabrorum stolae crucis sunt) e mwaqAd Nationes, I, 12 (mwagSic etiam in cantabris atque vexillis, quae non minore sanctitate militia custodit, siphara illa vestes crucum sunt. Erubescitis, opinor, incultas et nudas cruces colere)mwaw ; mwbaMarco Minucio Felice, mwbqOctavius, XXIX (mwbgNam et signa ipsa et cantabra et vexilla castrorum, quid aliud quam inauratae cruces sunt et ornatae?)
cite-note-22. ↑ Eusebio da Cesarea, mwcgVita Costantini, Lib. II, cap. VIII
cite-note-33. ↑ Eusebio da Cesarea, mwdgVita Costantini, Lib. I, cap. XXXI
Voci correlate
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Collegamenti esterni